Categoria: Attualità

  • Siamo salpati verso Gaza: : Open Arms in mare con la più grande flottiglia civile mai organizzata.

    Siamo salpati verso Gaza: : Open Arms in mare con la più grande flottiglia civile mai organizzata.

    Siamo partiti da Barcellona insieme alla Global Sumud Flotilla, la più grande missione civile mai diretta a Gaza: più di 100 imbarcazioni e oltre 1.000 persone provenienti da più di 70 Paesi.

    Dopo aver aperto un corridoio marittimo nel 2024, all’inizio dell’assedio israeliano, torniamo in mare. Non per osservare, ma per agire.

    Sosterremo la flotilla con assistenza logistica, tecnica e sanitaria e, se necessario, anche nelle situazioni di emergenza. Saremo presenti per documentare e denunciare ciò che accadrà durante la missione.

    “Mentre alcuni esitano, noi ci muoviamo, agiamo e torniamo ancora una volta”, sottolinea il nostro fondatore Oscar Camps.

  • Open Arms al Parlamento Europeo: presentiamo il nostro libro e portiamo il soccorso al centro del dibattito sul Patto per il Mediterraneo

    Open Arms al Parlamento Europeo: presentiamo il nostro libro e portiamo il soccorso al centro del dibattito sul Patto per il Mediterraneo

    Bruxelles, 14 aprile 2026 — Open Arms ha partecipato ieri al Parlamento Europeo all’audizione “Mediterranean: Restarting from the people”, promossa dall’eurodeputato Nicola Zingaretti, nell’ambito del futuro Patto per il Mediterraneo.

    In questo contesto, l’organizzazione ha portato la sua esperienza diretta in mare, maturata in oltre dieci anni di soccorsi nel Mediterraneo centrale, in un momento in cui le morti continuano ad aumentare nonostante la diminuzione delle partenze.

    Open Arms ha chiesto di rimettere le persone al centro delle politiche europee, con misure concrete come una missione europea di ricerca e soccorso, vie legali e sicure e la fine di pratiche che violano il diritto internazionale.

    Nello stesso contesto, e in occasione del suo decimo anniversario, l’organizzazione ha presentato il libro “Open Arms. Una missione controcorrente”, che raccoglie dieci anni di salvataggi, testimonianze e storie in prima persona. Il volume è stato inoltre inserito nella biblioteca del Parlamento Europeo, come parte di un esercizio di memoria e di interpellanza diretta alle istituzioni europee.

    Perché salvare vite non dovrebbe essere una scelta politica, ma un obbligo.

  • Open Arms si unisce all’iniziativa Rumbo a Cuba

    Open Arms si unisce all’iniziativa Rumbo a Cuba

    El pueblo Cubano se encuentra en una situación límite.

    Dopo più di sei decenni di blocco economico, commerciale e finanziario imposto unilateralmente dagli Stati Uniti,

    sin respaldo de las Naciones Unidas, la isla está exhausta. 

    Como si fuera poco, ahora Donald Trump ha dado una vuelta de tuerca decretando un auténtico asedio medieval a Cuba, prohibiendo el suministro de petróleo, persiguiendo provocar una crisis humanitaria de terribles consecuencias para su pueblo.

    A maggio salpiamo verso Cuba per rispondere a una situazione umanitaria sempre più critica e portare energia solare all’Ospedale Pediatrico Juan Manuel Márquez all’Avana.

    Aiutaci a realizzarlo

  • La Open Arms si unisce alla Global Sumud Flotilla. Salperà il 12 aprile da Barcellona.

    La Open Arms si unisce alla Global Sumud Flotilla. Salperà il 12 aprile da Barcellona.

    La Open Arms farà rotta verso Gaza insieme alla Global Sumud Flotilla. Salperà il 12 aprile da Barcellona.

    Perché la tragedia non è finita. Ha solo smesso di occupare i titoli dei giornali.

    L’assedio continua, anche se il mondo guarda altrove. Ciò che accade non è solo un conflitto: è la sofferenza prolungata di una popolazione civile intrappolata e senza via d’uscita.

    Nel marzo 2024 abbiamo aperto un corridoio umanitario via mare quando sembrava impossibile.
    Nonostante fosse coordinata, abbiamo dovuto sospendere la missione dopo l’attacco che ha ucciso sette operatori umanitari.

    Abbiamo promesso di non dimenticare Gaza. Perché ignorare ciò che accade non lo rende meno reale.
    Perché quando i governi tacciono, la società civile deve agire.

    Open Arms salperà con la Global Sumud Flotilla.
    Non solo per testimoniare.
    Ma per agire.
    Di nuovo.

  • Inauguriamo al Palau Robert di Barcellona la mostra Open Arms, una missione controcorrente.

    Inauguriamo al Palau Robert di Barcellona la mostra Open Arms, una missione controcorrente.

    Il 5 febbraio 2026 la mostra Open Arms. Una missione controcorrente apre al pubblico.

    La mostra si può visitare al Palau Robert di Barcellona (Passeig de Gràcia, 107).

    Ingresso gratuito, fino al 3 maggio 2026.

    Attraverso immagini, testimonianze e contesto, la mostra dà un volto umano a una realtà che spesso viene ridotta a titoli o statistiche.
    Perché dietro ogni naufragio ci sono storie, sguardi e vite concrete.

    Questo spazio non cerca di offrire risposte semplici.
    Vuole generare domande scomode: che cosa stiamo accettando come normale, che cosa siamo disposti a giustificare e quale prezzo umano siamo disposti a pagare.

    Open Arms. Una missione controcorrente è una mostra sul Mediterraneo, ma anche su di noi.
    Su come educhiamo, su ciò che ricordiamo e fin dove arriva la nostra responsabilità collettiva.

    Ti aspettiamo.

  • Oscar Camps ha ricevuto l’onorificenza al Merito Civile

    Oscar Camps ha ricevuto l’onorificenza al Merito Civile

    La traiettoria di Oscar Camps è stata riconosciuta con l’onorificenza al Merito Civile, conferita dal Ministero degli Affari Esteri.


    Si tratta di una delle più alte decorazioni ufficiali, pensata per riconoscere servizi di particolare rilevanza svolti in ambito civile.

    Il team di Open Arms è orgoglioso di questo meritato riconoscimento e ci sentiamo parte di esso.

    Le parole di Oscar:

    «Ricevo questa onorificenza al Merito Civile con gratitudine e con rispetto, ma anche con il reale disagio di non sapere cosa fare dei riconoscimenti quando si viene dal mare.
    Dall’aver visto persone annegare. Dall’aver recuperato corpi. Dall’essere arrivati troppo tardi, troppe volte.»

    Questo merito non lo ricevo a titolo personale.
    Appartiene a tutte le persone che sostengono Open Arms sapendo che ci sono persone che annegano mentre le decisioni che potrebbero salvarle vengono rimandate, diluite o evitate. Persone che hanno agito quando salvare vite ha iniziato a diventare qualcosa di messo nel mirino, controllato e, in alcuni casi, perseguito.

    Open Arms è nata nel 2015 per un motivo elementare: c’erano persone che morivano in mare.
    Non per gestire frontiere.
    Non per sostituirsi agli Stati.
    Non per fare politica.
    Ma per fare ciò che andava fatto: entrare in acqua e tirare fuori qualcuno vivo.

    Dieci anni dopo, quella missione non è cambiata. È cambiato il contesto.
    Dove prima c’era cooperazione, oggi c’è blocco.
    Dove c’era solidarietà, oggi ci sono sospetto e, a volte, odio.
    E dove il diritto internazionale dovrebbe offrire certezze, troppo spesso troviamo il silenzio degli Stati.

    Per questo questo riconoscimento conta. Arriva in un momento in cui l’aiuto umanitario è stato criminalizzato e utilizzato come pretesto per politiche migratorie basate sulla paura e sull’esclusione.
    Che lo Stato affermi oggi che salvare vite è un valore civico e non un reato non è un gesto secondario. Ha delle conseguenze. Conta moltissimo.

    Ma sarebbe insufficiente se restasse solo un simbolo.
    Il Mediterraneo continua a essere la frontiera più letale del mondo.
    E lo è come risultato di decisioni politiche concrete.

    L’Europa —e anche la Spagna— ha bisogno di politiche coerenti con i diritti umani che proclama. Niente più cerotti. Niente più voltarsi dall’altra parte. Niente più delegare alla società civile ciò che è una responsabilità istituzionale.

    La storia non giudica le intenzioni. Giudica le decisioni.
    E giudica ciò che ognuno ha fatto quando sapeva cosa stava accadendo.

    Salvare vite è un principio. E i principi non si negoziano.

    Oscar Camps

  • ROTTA COMUNE. L’europa che salva. Firma ora il nostro appello

    ROTTA COMUNE. L’europa che salva. Firma ora il nostro appello

    Rotta comune: l’Europa che salva

    Negli ultimi anni l’Europa ha progressivamente trasformato il salvataggio di vite umane in mare in una questione di sicurezza, più vicina alla criminalizzazione che alla tutela dei diritti. Con “Rotta comune”, Open Arms lancia una campagna di informazione e sensibilizzazione per riportare al centro il valore della solidarietà e il dovere collettivo di salvare vite.
     

    Il mare che divide due Europe

    I dati ufficiali mostrano un cambiamento profondo nel modo in cui vengono gestite le operazioni in mare: oltre il 58% dei soccorsi dal 2019 è stato classificato dalle istituzioni italiane come operazione di polizia invece che come ricerca e soccorso. Una scelta che modifica la percezione pubblica e politica del soccorso, trasformando un atto umanitario in un presunto problema di ordine pubblico.
     

    Così, mentre in Europa si investe in corridoi umanitari e programmi legali di protezione, in mare chi salva rischia sequestri, indagini e porti sempre più lontani. Tra il 2023 e il 2025 quasi la metà degli arrivi via mare è stata gestita come operazione di law enforcement, segnando una deriva securitaria che allontana l’Europa dai suoi valori fondativi.
     

    Chi salva, paga il prezzo

    Dal 2023 le ONG hanno garantito migliaia di salvataggi, pur rappresentando solo una parte delle operazioni totali. Eppure sono proprio loro le più penalizzate: sequestri, fermi amministrativi, limitazioni operative che indeboliscono la capacità di intervento nel tratto di mare più letale al mondo.
     Solo negli ultimi anni, il Decreto Piantedosi ha generato oltre 700 giorni di stop imposto alle navi umanitarie, riducendo drasticamente la possibilità di salvare vite.

    Chi salva, paga il prezzo. Ma a pagare davvero è l’Europa, che affonda insieme ai suoi valori”, ricorda Òscar Camps, fondatore di Open Arms.

    Il linguaggio che cambia la realtà

    Parole come “pirati”, “taxi del mare”, “clandestini” hanno alimentato una narrazione tossica che distorce la realtà del soccorso e semina diffidenza.
     Cambiare linguaggio significa cambiare percezione: riconoscere la dignità delle persone migranti, restituire legittimità a chi salva, ricostruire un immaginario basato su responsabilità e umanità.


    Una rotta che parte dal mare e arriva all’Europa
     

    “Rotta comune” nasce per unire simbolicamente ciò che oggi è diviso: soccorso e accoglienza, mare e terraferma, istituzioni e società civile. La campagna offre dati, testimonianze, strumenti informativi e iniziative pubbliche per riaprire un dibattito urgente: l’Europa deve dotarsi di una missione comune di ricerca e soccorso e riconoscere che salvare vite non è un reato, ma un dovere.

    Serve una rotta unica, che parta dal mare e arrivi alla terraferma, passando per la dignità”, afferma Camps.
     Perché finché salvare sarà trattato come un crimine, l’Europa continuerà ad allontanarsi da ciò che la definisce.

    Sostieni “Rotta comune”

    Aiutaci a difendere il diritto di essere salvati e il dovere di salvare.
    Insieme possiamo costruire un’Europa all’altezza dei suoi valori.

  • Matteo Salvini assolto in via definitiva, Maurizio Belpietro condannato per diffamazione per averci chiamati pirati.

    Matteo Salvini assolto in via definitiva, Maurizio Belpietro condannato per diffamazione per averci chiamati pirati.

    Il processo contro l’ex ministro dell’interno italiano Matteo Salvini per quanto accaduto durante la missione 65 nell’agosto del 2019 si è chiuso in via definitiva.

    Dopo quattro anni di ricorsi ed energie dedicati a questo processo, dopo aver chiesto giustizia, raccontato i fatti e fornito testimonianze, la Corte Suprema italiana ha deciso che nessuno è responsabile dell’inferno vissuto da quelle 147 persone, rimaste per 19 giorni in mare senza un porto sicuro dove sbarcare.

    Un processo può finire, ma non la nostra lotta né la nostra memoria.

    Dall’altro lato, Maurizio Belpietro, direttore della rivista Panorama in Italia, è stato condannato per diffamazione per aver definito “pirati” le organizzazioni umanitarie che operano in mare, in copertina sulla sua rivista nel novembre 2022.

    Belpietro dovrà risarcire Open Arms, AOI – Rete Nazionale, EMERGENCY, Sea-Watch e altre ONG coinvolte.

    La giustizia riconosce che la solidarietà non è un crimine e che la diffamazione contro chi salva vite ha conseguenze.

    Un risultato positivo e uno negativo, ma il messaggio è chiaro: chi cerca di impedire il rispetto dei diritti umani agisce sempre contro la vita e la verità.

    Open Arms continuerà a difendere l’umanità in ogni salvataggio, in ogni denuncia e in ogni azione, perché salvare vite non è negoziabile.

  • Dieci anni di soccorso in mare: le sfide, le prospettive future e il ruolo umanitario delle ONG SAR nel Mediterraneo centrale

    Dieci anni di soccorso in mare: le sfide, le prospettive future e il ruolo umanitario delle ONG SAR nel Mediterraneo centrale

    Per dieci anni la flotta civile è stata in prima linea nella protezione del diritto alla vita in mare, un contesto teatro di una vera e propria crisi umanitaria non riconosciuta a livello internazionale.

    Le ONG hanno operato per colmare il progressivo disimpegno delle operazioni di soccorso coordinate dagli Stati costieri e dall’Unione europea (UE), intervenendo per porre rimedio a un’inaccettabile tragedia in mare.

    Questa commemorazione è un’opportunità per fare un bilancio di dieci anni di lavoro di Search and Rescue (SAR), riflettere sulle principali sfide operative, affermare il ruolo umanitario della flotta civile e denunciare le violazioni dei diritti umani lungo la rotta del Mediterraneo centrale e la criminalizzazione delle ONG e delle persone in movimento.

  • Il salvataggio su una piattaforma petrolifera segna il momento più critico della Missione 118

    Il salvataggio su una piattaforma petrolifera segna il momento più critico della Missione 118

    Mediterraneo Centrale, giugno 2025 – La Missione 118 della nave a vela Astral, dell’organizzazione umanitaria Open Arms, si è conclusa dopo aver effettuato tre operazioni di salvataggio che hanno permesso di salvare la vita a 169 persone in mare, tra cui donne, minori e due neonati. Tre interventi in condizioni estreme che riportano l’attenzione su una rotta migratoria tanto letale quanto dimenticata.

    Il primo salvataggio ha avuto luogo il 31 maggio, dopo il ritrovamento da parte dell’aereo Seabird (Sea-Watch) di un’imbarcazione alla deriva con 29 persone di nazionalità eritrea, senza rotta né mezzi di protezione. L’equipaggio dell’Astral ha fornito giubbotti salvagente e assistito i naufraghi fino al loro trasferimento sicuro alle autorità competenti.

    La seconda operazione è stata avviata nella notte del 5 giugno, nella zona SAR libica. A bordo di un’imbarcazione precaria, senza acqua, cibo né carburante, si trovavano 86 persone — tra cui 8 donne, 10 minori e un neonato — dopo due giorni alla deriva. Avvisati via radio, i team di Open Arms hanno effettuato un salvataggio d’emergenza, comprese operazioni in acqua, prestando immediata assistenza alle persone soccorse.

    Il salvataggio più critico è avvenuto tra il 7 e l’8 giugno, quando un allarme congiunto di Alarm Phone e Seabird ha condotto l’Astral fino a una piattaforma petrolifera abbandonata. Lì, 54 persone, tra cui 5 donne, 2 bambini e 2 neonati, erano riuscite a rifugiarsi dopo il naufragio. Una delle donne ha partorito sulla stessa piattaforma, senza assistenza medica, dopo più di tre giorni intrappolate in condizioni estreme. Tutte sono state evacuate con successo e assistite a bordo.

    Con 169 vite salvate, la Missione 118 dimostra ancora una volta l’urgente necessità di un sistema di ricerca e salvataggio efficace, coordinato e centrato sui diritti umani. In assenza di risposte istituzionali, la società civile continua a colmare un vuoto inaccettabile.