Tag: Missioni

  • L’Astral salpa con Rumbo a Cuba per portare energia solare a un ospedale pediatrico all’Avana

    L’Astral salpa con Rumbo a Cuba per portare energia solare a un ospedale pediatrico all’Avana

    Open Arms presenta a Barcellona la missione Rumbo a Cuba, un’iniziativa promossa insieme a più di venti organizzazioni sociali e politiche per denunciare il blocco contro Cuba e sostenere un’azione umanitaria concreta: contribuire all’autosufficienza energetica dell’unità di terapia intensiva dell’Ospedale Pediatrico Juan Manuel Márquez dell’Avana attraverso pannelli fotovoltaici.

    Il veliero Astral sarà aperto al pubblico il 9 e 10 maggio al Moll de la Fusta di Barcellona, dalle 10 alle 14 e dalle 16 alle 20, affinché la cittadinanza possa conoscere l’imbarcazione e l’iniziativa.

    La partenza è prevista per lunedì 11 maggio, condizioni meteo permettendo. Prima di attraversare l’Atlantico, l’Astral farà tappa a Valencia, Málaga, Cadice e Las Palmas de Gran Canaria, con eventi pubblici e conferenze stampa per dare visibilità alla campagna e raccogliere sostegno.

  • La flottiglia Global Sumud intercettata dalla marina israeliana a 1.100 km da Israele

    La flottiglia Global Sumud intercettata dalla marina israeliana a 1.100 km da Israele

    30 aprile 2026 – A 1.100 km da Gaza, in acque internazionali all’interno della zona SAR greca, le forze israeliane hanno intercettato e abbordato con la forza almeno 21 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, a cui Open Arms partecipa dal 15 aprile.

    Le imbarcazioni sono state minacciate con armi automatiche, alcune sono rimaste alla deriva dopo il blocco dei motori e sono state registrate interferenze nelle comunicazioni di emergenza e nei sistemi di navigazione, provocando la perdita di contatto con parte della flottiglia.Nonostante si trovassero in una zona sotto responsabilità europea e avessero lanciato segnali di soccorso, non è stato attivato alcun meccanismo di salvataggio.

    I fatti costituiscono una grave violazione del diritto marittimo internazionale.

    In questo momento, la nave Open Arms sta conducendo operazioni di ricerca e soccorso.

    Open Arms chiede:

    • Il ripristino immediato delle comunicazioni
    • Garanzie di sicurezza per tutte le imbarcazioni
    • L’attivazione dei protocolli di ricerca e soccorso
    • La fine di qualsiasi azione che metta in pericolo la flottiglia
  • Siamo salpati verso Gaza: : Open Arms in mare con la più grande flottiglia civile mai organizzata.**

    Siamo salpati verso Gaza: : Open Arms in mare con la più grande flottiglia civile mai organizzata.**

    Siamo partiti da Barcellona insieme alla Global Sumud Flotilla, la più grande missione civile mai diretta a Gaza: più di 100 imbarcazioni e oltre 1.000 persone provenienti da più di 70 Paesi.

    Dopo aver aperto un corridoio marittimo nel 2024, all’inizio dell’assedio israeliano, torniamo in mare. Non per osservare, ma per agire.

    Sosterremo la flotilla con assistenza logistica, tecnica e sanitaria e, se necessario, anche nelle situazioni di emergenza. Saremo presenti per documentare e denunciare ciò che accadrà durante la missione.

    “Mentre alcuni esitano, noi ci muoviamo, agiamo e torniamo ancora una volta”, sottolinea il nostro fondatore Oscar Camps.

  • Il salvataggio su una piattaforma petrolifera segna il momento più critico della Missione 118

    Il salvataggio su una piattaforma petrolifera segna il momento più critico della Missione 118

    Mediterraneo Centrale, giugno 2025 – La Missione 118 della nave a vela Astral, dell’organizzazione umanitaria Open Arms, si è conclusa dopo aver effettuato tre operazioni di salvataggio che hanno permesso di salvare la vita a 169 persone in mare, tra cui donne, minori e due neonati. Tre interventi in condizioni estreme che riportano l’attenzione su una rotta migratoria tanto letale quanto dimenticata.

    Il primo salvataggio ha avuto luogo il 31 maggio, dopo il ritrovamento da parte dell’aereo Seabird (Sea-Watch) di un’imbarcazione alla deriva con 29 persone di nazionalità eritrea, senza rotta né mezzi di protezione. L’equipaggio dell’Astral ha fornito giubbotti salvagente e assistito i naufraghi fino al loro trasferimento sicuro alle autorità competenti.

    La seconda operazione è stata avviata nella notte del 5 giugno, nella zona SAR libica. A bordo di un’imbarcazione precaria, senza acqua, cibo né carburante, si trovavano 86 persone — tra cui 8 donne, 10 minori e un neonato — dopo due giorni alla deriva. Avvisati via radio, i team di Open Arms hanno effettuato un salvataggio d’emergenza, comprese operazioni in acqua, prestando immediata assistenza alle persone soccorse.

    Il salvataggio più critico è avvenuto tra il 7 e l’8 giugno, quando un allarme congiunto di Alarm Phone e Seabird ha condotto l’Astral fino a una piattaforma petrolifera abbandonata. Lì, 54 persone, tra cui 5 donne, 2 bambini e 2 neonati, erano riuscite a rifugiarsi dopo il naufragio. Una delle donne ha partorito sulla stessa piattaforma, senza assistenza medica, dopo più di tre giorni intrappolate in condizioni estreme. Tutte sono state evacuate con successo e assistite a bordo.

    Con 169 vite salvate, la Missione 118 dimostra ancora una volta l’urgente necessità di un sistema di ricerca e salvataggio efficace, coordinato e centrato sui diritti umani. In assenza di risposte istituzionali, la società civile continua a colmare un vuoto inaccettabile.

  • Il 20 dicembre la sentenza del processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms

    Il 20 dicembre la sentenza del processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms

    Dopo 3 anni di processo, per un totale di 24 udienze che hanno visto l’audizione di 45 testimoni, il 20 dicembre, dalle 9.30 presso il tribunale della Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo, si terrà la sentenza del processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms.

    L’ex ministro dell’Interno e attuale ministro dei trasporti è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, dopo aver impedito per 19 giorni lo sbarco di 147 persone, tra cui minori, soccorse dalla ONG Open Arms nel corso di 3 salvataggi nell’agosto 2019.

    6 anni di reclusione oltre alle pene accessorie è stata – durante l’udienza del 14 settembre 2024 – la richiesta dei PM della Procura della Repubblica di Palermo per l’attuale Vicepremier che all’epoca dei fatti era a capo del Viminale, imputato del processo in riferimento alla missione 65 della ONG Open Arms svoltasi ad agosto del 2019.  

    La vicenda processuale prese avvio nel novembre del 2019 con la richiesta da parte del Procuratore della Repubblica di Palermo – sulla scorta delle notizie acquisite dalla Procura della Repubblica di Agrigento – al Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Palermo, di procedere con le indagini nei confronti del senatore Matteo Salvini, già Ministro dell’interno, in relazione a diverse ipotesi di reato inerenti ai fatti avvenuti nell’agosto dello stesso anno, relativi allo sbarco di migranti di varie nazionalità, giunti in prossimità delle coste di Lampedusa a bordo della nave Open Arms. 

    Un processo unico nel suo genere, che vede un Ministro imputato per azioni compiute in relazione alla sua carica, per il quale i PM di Palermo hanno chiesto l’affermarsi della penale responsabilità dell’imputato con vincolo della continuazione tra i reati di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio dato, hanno motivato, “L’Intenzionale e consapevole spregio delle regole e diniego consapevole e volontario verso la libertà personale di 147 persone”.

    Sulla vicenda si sono già espressi il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, che nell’agosto del 2019, sospese il divieto interministeriale con il quale si impediva alla nave Open Arms di fare ingresso nelle acque territoriali italiane; la Procura della Repubblica di Agrigento, che dispose il sequestro della nave in cui si trovavano i naufraghi soccorsi impediti a scendere a terra; il Tribunale dei Ministri di Palermo, che ha svolto le indagini sulle ipotesi di reato e ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini; il Senato della Repubblica che ha accolto la richiesta del Tribunale; il Giudice delle indagini preliminari che ha rinviato al dibattimento l’imputato e la Procura della Repubblica di Palermo che ha concluso per la condanna per entrambi i capi di imputazione.  

    La sentenza è quindi attesa per il 20 dicembre a Palermo, dove presso il tribunale della Casa Circondariale “Pagliarelli”, si terrà l’udienza conclusiva del primo grado di giudizio. All’udienza sarà presente Oscar Camps, fondatore della ONG Open Arms, l’Avvocato Arturo Salerni.

     

    SILVIA BELLUCCI

    UFFICIO STAMPA OPEN ARMS

    +39 3461561637

  • Si conclude la Missione 101 di Open Arms con 299 persone salvate

    Si conclude la Missione 101 di Open Arms con 299 persone salvate

    Dopo poche ore abbiamo ricevuto nuovamente istruzioni dalle autorità italiane, che ci chiedevano di ispezionare la situazione di altre imbarcazioni che si trovavano a poca distanza dalla nostra nave. Arrivati ​​sul luogo indicato, ci siamo trovati di fronte uno scenario complicato, con 6 imbarcazioni precarie, sovraccariche e in difficoltà. Su richiesta delle autorità italiane, abbiamo fornito assistenza fino all’arrivo della Guardia Costiera. Successivamente, abbiamo soccorso 4 di quelle imbarcazioni e preso a bordo altre 185 persone, che erano salpate da Sfax, in Tunisia.

     

    Dopo i 6 soccorsi, effettuati nella stessa giornata, a bordo della Open Arms erano presenti 299 persone, tra cui 26 donne (alcune in stato avanzato di gestazione) e 89 minori (tra cui una bambina di 5 anni), in gran parte non accompagnati. I principali Paesi di provenienza delle persone soccorse erano Sudan, Eritrea, Egitto, Etiopia, Siria, Tunisia, Guinea, Costa d’Avorio, Senegal, Nigeria, Burkina Faso, Mali ed Egitto.

     

    Nonostante la collaborazione della nostra organizzazione con le autorità italiane, il governo di Giorgia Meloni ha deciso di assegnarci ancora una volta un porto di sbarco (in questo caso Brindisi) molto più lontano da qualsiasi altro porto in Sicilia o in Calabria, regioni più vicine alla zona di intervento, nel chiaro tentativo di proseguire con la strategia contro le Ong che lavorano in mare e mostrando un totale disprezzo nei confronti delle persone soccorse in mare.

     

    Dopo 3 giorni di navigazione, le 299 persone soccorse dalla Open Arms sono potute sbarcare in sicurezza a Brindisi.

     

    LA TUNISIA STA DIVENTANDO UNA NUOVA LIBIA

     

    Secondo le testimonianze delle persone soccorse da Open Arms nelle ultime missioni, la Tunisia sta diventando sempre più un inferno in terra, proprio come la Libia: espulsioni forzate, abusi, abbandono di uomini, donne e bambini nel deserto senza acqua né cibo, xenofobia e violenza da parte delle autorità nordafricane nei confronti dei migranti neri.

     

    Ma il governo italiano e le istituzioni UE continuano a finanziare il regime tunisino e quello libico affinché facciano il “lavoro sporco”. In questo contesto, saranno sempre più le persone che nell’immediato futuro decideranno di mettersi in mare, rischiando così la propria vita, data l’impossibilità di farlo legalmente e in sicurezza. Solo quest’anno sono già più di 1.895 le persone affogate nella fossa comune più grande del pianeta.

     

    Per questa ragione, dopo aver effettuato rifornimento e cambiato l’equipaggio, la Open Arms farà nuovamente rotta verso il Mediterraneo centrale per la Missione 102. Perché salvare vite umane e difendere la dignità delle persone in situazione di vulnerabilità è la nostra missione da ormai quasi 8 anni.

     

    Tutto questo non sarebbe possibile senza l’aiuto e il supporto della società civile, delle persone che ci aiutano da terra, diffondendo e sostenendo il nostro lavoro. Ora più che mai abbiamo bisogno di persone come te che ci aiutino a denunciare ciò che sta accadendo nel Mediterraneo e a salvare le persone che i governi e la UE abbandonano in mare.

  • 117 persone salvate e centinaia soccorse durante la Missione 100 di Open Arms

    117 persone salvate e centinaia soccorse durante la Missione 100 di Open Arms

    Proseguendo nella sua strategia di intimidazione alle organizzazioni della società civile che rispettano la legislazione marittima internazionale e la protezione della vita in mare, il governo di Giorgia Meloni ha deciso di assegnarci come porto di sbarco quello di Livorno, che si trova a 650 miglia nautiche dalla zona del salvataggio, tre volte più lontano del porto sicuro più vicino, in Sicilia, che ci avrebbero dovuto assegnare secondo i trattati internazionali. Un altro esempio del cinismo e del disprezzo per la sofferenza dei più vulnerabili da parte delle autorità italiane.

    Durante la navigazione verso il porto di Livorno, l’Open Arms ha individuato altre 4 imbarcazioni precarie e sovraccariche e ha fornito assistenza alle 149 persone a bordo fino all’arrivo della Guardia Costiera.

    Infine, dopo 5 giorni di navigazione, le 117 persone salvate dall’Open Arms hanno potuto sbarcare in sicurezza a Livorno.

    Tuttavia, finora nel 2023 sono già state perse più di 1.807 vite innocenti nel fondo di questa enorme fossa comune. L’estate è appena iniziata e ci troviamo di fronte a una delle peggiori crisi degli ultimi anni. La situazione di instabilità e di conflitto in Libia e Tunisia, unita alla buona climatologia, spingeranno molte altre persone ad attraversare il Mediterraneo, a causa dell’impossibilità di farlo legalmente e in sicurezza.

    Per questo, dopo il cambio di equipaggio e il rifornimento, l’Open Arms riprenderà il suo viaggio verso il Mediterraneo centrale nella Missione 101.

    Perché proteggere le vite in pericolo è la nostra missione, il nostro impegno e la nostra responsabilità. Oggi, più che mai, sei fondamentale per la nostra squadra e abbiamo bisogno che tu sia con noi in ogni missione. Senza il tuo sostegno, non sarà possibile.

     

    Autore delle foto:
    Joan Mateu Parra

  • La nave Open Arms ritorna nel Mediterraneo centrale per la Missione 100

    La nave Open Arms ritorna nel Mediterraneo centrale per la Missione 100

    Proteggere vite in pericolo è la nostra missione, il nostro impegno e il nostro obbligo. Perché quando in mare c’è in gioco la vita delle persone, ci sono solo due opzioni: proteggerle o lasciarle morire.

    Dal 2014, più di 26.912 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, che è diventato la più grande fossa comune del pianeta. Per questo torniamo lì, perché soccorrere significa salvare vite, ma anche garantire loro la dignità a cui hanno diritto tutte le persone, da qualunque parte provengano.

    Oggi più che mai hai un ruolo fondamentale nella nostra squadra e abbiamo bisogno di te in ogni missione. Senza il tuo supporto, non ce la faremmo.

  • Emergenza terremoto in Siria: Primo volo umanitario con forniture mediche organizzato da Open Arms

    Emergenza terremoto in Siria: Primo volo umanitario con forniture mediche organizzato da Open Arms

    Nelle ore immediatamente successive al sisma, un team di Open Arms e SAR Navarra (ONG spagnola specializzata in emergenze e catastrofi) si è recato in missione di analisi e valutazione (EDAN) nelle zone più colpite dal sisma nella Siria nordoccidentale, un luogo controllato da gruppi contrari al regime di Bashar al-Assad e martoriato da più di 12 anni di conflitto.

    La peggiore catastrofe naturale nella regione in più di un secolo

    Il team ha potuto comprovare la gravissima situazione in cui versava la regione e l’abbandono da parte della comunità internazionale nei giorni successivi al terremoto.

    Per questo motivo, in virtù dell’alleanza strategica con l’organizzazione Solidaire, e in collaborazione con SAR-Navarra e l’Associazione per il sostegno del popolo siriano (AAPP), nei giorni scorsi abbiamo effettuato un primo volo umanitario nell’area terremotata con 24 tonnellate di aiuti umanitari, oltre ad apparecchiature sanitarie e ortopediche.

    Dopo aver ricevuto le richieste urgenti dell’ospedale Aqrabat, dell’ospedale Al-Shifaa e dell’Atmeh Charity Hospital, situati nelle aree siriane più colpite dal terremoto, abbiamo consegnato attrezzature mediche, ecografi, strumenti per interventi chirurgici, tra gli altri materiali, ai loro medici.

    Ci siamo inoltre recati nel campo profughi di Jinderes, che ospita migliaia di senzatetto in tende da campo, e abbiamo consegnato generi di prima necessità (kit da cucina e cibo) a 500 famiglie.

    Questa è stata la prima di una serie di iniziative umanitarie che realizzeremo a breve ed è stata possibile grazie a tutte le persone che hanno dato il proprio contributo in questa emergenza.

    Considerando che le conseguenze di questo tragico terremoto si protrarranno per molto tempo ancora, contiamo di effettuare diversi voli nelle prossime settimane. Per questo il tuo sostegno è fondamentale per salvare vite umane in questa emergenza umanitaria.

     

    Aiutaci a salvare vite in Siria.

    DONA

  • “La Ragazza del Napalm” a bordo del decimo volo umanitario di Open Arms

    “La Ragazza del Napalm” a bordo del decimo volo umanitario di Open Arms

    Si tratta del decimo volo umanitario effettuato da Open Arms per rispondere all’emergenza in Ucraina. È stato possibile grazie all’impegno di Solidaire, in collaborazione con DKV Integralia Foundation e con il supporto del Saskatchewan-Ukraine Response Team del governo della provincia canadese del Saskatchewan.

    A partire da oggi, le persone e più di 90 famiglie con 26 minori e 8 bambini  a bordo, potranno iniziare una nuova vita lontano dalle atrocità di un conflitto iniziato più di 4 mesi fa. 

     

    Nel 1972 il grido di dolore di quella ragazza, di nome Kim Phuc Phan Thi, che allora aveva solo 9 anni, raggiunse milioni di persone, chiedendo giustizia per tutte le vittime innocenti e contribuendo a porre fine all’orrore del conflitto.

    “Quella foto mi ha attraversato nell’adolescenza e ricordo che mi ha trasformato. Non riuscivo a capire come potessero farlo, è stato uno dei momenti più drammatici della mia vita. E ora poterla ospitare sull’aereo sento che chiude il cerchio, stiamo riparando qualcosa, stiamo facendo qualcosa”, dice Enrique Piñeyro, che ha invitato Kim a recarsi in Canada su questo volo umanitario. “La sua è una bandiera contro la guerra. Quello che stiamo dicendo è che le guerre sono sempre le stesse, sia che le inizi John F. Kennedy o Vladimir Putin. È un orrore contro l’umanità, si bombardano sempre scuole, civili, ospedali, si uccidono persone innocenti. E sono decisioni di un politico che alza il telefono, dà l’ordine di iniziare le ostilità e poi ignora le reali conseguenze”, ha concluso E Piñeyro.

     

    Kim Phuc Phan Thi è da anni una donna impegnata per la pace e contro tutti i conflitti armati nel mondo e siamo orgogliosi che ci abbia accompagnato nel nostro decimo corridoio umanitario, da Varsavia a Regina, in Canada. “Mi commuove molto. Sono così grata di essere rimasta in vita”, dice Kim a bordo del volo.  “Sono passati cinquant’anni, è un’emozione forte, ma l’idea di Enrique di portarmi nel passato e trasformare questo in un messaggio di pace è così bella. Sono molto grata a lui, a Solidaire, a Open Arms. Questo è il mio sogno, il mio scopo, la ragione per cui sono ancora viva”.

    Da marzo, Open Arms è stata in grado di portare in salvo più di 2.000 rifugiati ucraini, per lo più anziani e madri con bambini, e  intere famiglie, nei luoghi di accoglienza, dove potranno vivere in pace.

     

    “La fotografia di Kim servì, nel 1972, a denunciare l’uso del napalm contro la popolazione civile durante la guerra in Vietnam. La fotografia del piccolo Aylan Kurdi, annegato mentre cercava di  raggiungere le coste greche con la sua famiglia, ha portato alla creazione di Open Arms, questa piccola ONG senza scopo di lucro che è riuscita a salvare più di 62.000 vite nell’Egeo e nel Mediterraneo in 6 anni”, afferma Oscar Camps, fondatore e direttore di Open Arms,  a bordo dell’aeromobile. 

    “50 anni dopo la fotografia di Phan Thi Kim Phuc possiamo chiederci: può una fotografia cambiare il corso della storia? Oggi la nostra organizzazione, che è nata da un’immagine, vola da Varsavia al Canada, luogo di rifugio per le 236 persone in fuga dalla guerra in Ucraina. Viviamo in un mondo con 63 conflitti armati attivi, tutte le vittime contano? Com’è possibile che immagini come quelle che vediamo ogni giorno nel Mediterraneo, in Ucraina, a Melilla, non ci facciano dire basta, non ci spingano a porre fine alla violenza sistematica? ” chiede il fondatore di Open Arms.