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  • Open Arms in Venezuela

    Open Arms in Venezuela

    Open Arms ha inviato un team in Venezuela dopo il terremoto che ha colpito il nord del Paese lo scorso 24 giugno, per valutare i danni e individuare possibili forme di collaborazione con organizzazioni locali.

    Dopo diversi giorni sul terreno, abbiamo attivato il nostro primo progetto di supporto: offrire assistenza logistica, alloggio e cibo a gruppi di soccorritori venezuelani e al gruppo di soccorso Los Topos, dal Messico, affinché possano concentrarsi sulla ricerca delle vittime sotto le macerie e sull’assistenza alle persone colpite.

    Dopo settimane di ricerca, l’emergenza entra ora in una seconda fase: rafforzare le comunità locali e chi sta già curando, accogliendo e proteggendo la popolazione colpita.

    Quando l’emergenza colpisce, la società civile risponde.

  • La flottiglia Global Sumud intercettata dalla marina israeliana a 1.100 km da Israele

    La flottiglia Global Sumud intercettata dalla marina israeliana a 1.100 km da Israele

    30 aprile 2026 – A 1.100 km da Gaza, in acque internazionali all’interno della zona SAR greca, le forze israeliane hanno intercettato e abbordato con la forza almeno 21 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, a cui Open Arms partecipa dal 15 aprile.

    Le imbarcazioni sono state minacciate con armi automatiche, alcune sono rimaste alla deriva dopo il blocco dei motori e sono state registrate interferenze nelle comunicazioni di emergenza e nei sistemi di navigazione, provocando la perdita di contatto con parte della flottiglia.Nonostante si trovassero in una zona sotto responsabilità europea e avessero lanciato segnali di soccorso, non è stato attivato alcun meccanismo di salvataggio.

    I fatti costituiscono una grave violazione del diritto marittimo internazionale.

    In questo momento, la nave Open Arms sta conducendo operazioni di ricerca e soccorso.

    Open Arms chiede:

    • Il ripristino immediato delle comunicazioni
    • Garanzie di sicurezza per tutte le imbarcazioni
    • L’attivazione dei protocolli di ricerca e soccorso
    • La fine di qualsiasi azione che metta in pericolo la flottiglia
  • Siamo salpati verso Gaza: Open Arms in mare con la più grande flottiglia civile mai organizzata.

    Siamo salpati verso Gaza: Open Arms in mare con la più grande flottiglia civile mai organizzata.

    Siamo partiti da Barcellona insieme alla Global Sumud Flotilla, la più grande missione civile mai diretta a Gaza: più di 100 imbarcazioni e oltre 1.000 persone provenienti da più di 70 Paesi.

    Dopo aver aperto un corridoio marittimo nel 2024, all’inizio dell’assedio israeliano, torniamo in mare. Non per osservare, ma per agire.

    Sosterremo la flotilla con assistenza logistica, tecnica e sanitaria e, se necessario, anche nelle situazioni di emergenza. Saremo presenti per documentare e denunciare ciò che accadrà durante la missione.

    “Mentre alcuni esitano, noi ci muoviamo, agiamo e torniamo ancora una volta”, sottolinea il nostro fondatore Oscar Camps.

  • Il 14 aprile abbiamo presentato il nostro libro al Parlamento europeo e portato il soccorso al centro del dibattito

    Il 14 aprile abbiamo presentato il nostro libro al Parlamento europeo e portato il soccorso al centro del dibattito

    Bruxelles, 14 aprile 2026 — Open Arms ha partecipato al Parlamento europeo all’audizione “Mediterranean: Restarting from the people”, promossa dall’eurodeputato Nicola Zingaretti, nel quadro del futuro Patto per il Mediterraneo.

    In questo spazio, l’organizzazione ha portato la propria esperienza diretta in mare, dopo oltre dieci anni di soccorsi nel Mediterraneo centrale, in un contesto in cui le morti continuano ad aumentare nonostante la diminuzione delle partenze.

    Open Arms ha chiesto di rimettere le persone al centro delle politiche europee, con misure concrete come una missione europea di ricerca e soccorso, vie legali e sicure e la fine di pratiche che violano il diritto internazionale.

    Nello stesso contesto, e in occasione del suo decimo anniversario, l’organizzazione ha presentato il libro “Open Arms. Una misión a contracorriente”, che raccoglie dieci anni di soccorsi, testimonianze e storie in prima persona. Il volume è stato inoltre acquisito dalla biblioteca del Parlamento europeo, come parte di un esercizio di memoria e di interpellanza diretta alle istituzioni europee.

    Perché salvare vite non dovrebbe essere un’opzione politica, ma un obbligo.

  • La Open Arms si unisce alla Global Sumud Flotilla. Salperà il 12 aprile da Barcellona.

    La Open Arms si unisce alla Global Sumud Flotilla. Salperà il 12 aprile da Barcellona.

    La Open Arms farà rotta verso Gaza insieme alla Global Sumud Flotilla. Salperà il 12 aprile da Barcellona.

    Perché la tragedia non è finita. Ha solo smesso di occupare i titoli dei giornali.

    L’assedio continua, anche se il mondo guarda altrove. Ciò che accade non è solo un conflitto: è la sofferenza prolungata di una popolazione civile intrappolata e senza via d’uscita.

    Nel marzo 2024 abbiamo aperto un corridoio umanitario via mare quando sembrava impossibile.
    Nonostante fosse coordinata, abbiamo dovuto sospendere la missione dopo l’attacco che ha ucciso sette operatori umanitari.

    Abbiamo promesso di non dimenticare Gaza. Perché ignorare ciò che accade non lo rende meno reale.
    Perché quando i governi tacciono, la società civile deve agire.

    Open Arms salperà con la Global Sumud Flotilla.
    Non solo per testimoniare.
    Ma per agire.
    Di nuovo.

  • Oscar Camps ha ricevuto l’onorificenza al Merito Civile

    Oscar Camps ha ricevuto l’onorificenza al Merito Civile

    La traiettoria di Oscar Camps è stata riconosciuta con l’onorificenza al Merito Civile, conferita dal Ministero degli Affari Esteri.


    Si tratta di una delle più alte decorazioni ufficiali, pensata per riconoscere servizi di particolare rilevanza svolti in ambito civile.

    Il team di Open Arms è orgoglioso di questo meritato riconoscimento e ci sentiamo parte di esso.

    Le parole di Oscar:

    «Ricevo questa onorificenza al Merito Civile con gratitudine e con rispetto, ma anche con il reale disagio di non sapere cosa fare dei riconoscimenti quando si viene dal mare.
    Dall’aver visto persone annegare. Dall’aver recuperato corpi. Dall’essere arrivati troppo tardi, troppe volte.»

    «Questo merito non lo ricevo a titolo personale.
    Appartiene a tutte le persone che sostengono Open Arms sapendo che ci sono persone che annegano mentre le decisioni che potrebbero salvarle vengono rimandate, diluite o evitate. Persone che hanno agito quando salvare vite ha iniziato a diventare qualcosa di messo nel mirino, controllato e, in alcuni casi, perseguito.»

    «Open Arms è nata nel 2015 per un motivo elementare: c’erano persone che morivano in mare.
    Non per gestire frontiere.
    Non per sostituirsi agli Stati.
    Non per fare politica.
    Ma per fare ciò che andava fatto: entrare in acqua e tirare fuori qualcuno vivo.»

    Dieci anni dopo, quella missione non è cambiata. È cambiato il contesto.
    Dove prima c’era cooperazione, oggi c’è blocco.
    Dove c’era solidarietà, oggi ci sono sospetto e, a volte, odio.
    E dove il diritto internazionale dovrebbe offrire certezze, troppo spesso troviamo il silenzio degli Stati.

    Per questo questo riconoscimento conta. Arriva in un momento in cui l’aiuto umanitario è stato criminalizzato e utilizzato come pretesto per politiche migratorie basate sulla paura e sull’esclusione.
    Che lo Stato affermi oggi che salvare vite è un valore civico e non un reato non è un gesto secondario. Ha delle conseguenze. Conta moltissimo.

    Ma sarebbe insufficiente se restasse solo un simbolo.
    Il Mediterraneo continua a essere la frontiera più letale del mondo.
    E lo è come risultato di decisioni politiche concrete.

    L’Europa —e anche la Spagna— ha bisogno di politiche coerenti con i diritti umani che proclama. Niente più cerotti. Niente più voltarsi dall’altra parte. Niente più delegare alla società civile ciò che è una responsabilità istituzionale.

    La storia non giudica le intenzioni. Giudica le decisioni.
    E giudica ciò che ognuno ha fatto quando sapeva cosa stava accadendo.

    Salvare vite è un principio. E i principi non si negoziano.

    Oscar Camps

  • Matteo Salvini assolto in via definitiva, Maurizio Belpietro condannato per diffamazione per averci chiamati pirati.

    Matteo Salvini assolto in via definitiva, Maurizio Belpietro condannato per diffamazione per averci chiamati pirati.

    Il processo contro l’ex ministro dell’interno italiano Matteo Salvini per quanto accaduto durante la missione 65 nell’agosto del 2019 si è chiuso in via definitiva.

    Dopo quattro anni di ricorsi ed energie dedicati a questo processo, dopo aver chiesto giustizia, raccontato i fatti e fornito testimonianze, la Corte Suprema italiana ha deciso che nessuno è responsabile dell’inferno vissuto da quelle 147 persone, rimaste per 19 giorni in mare senza un porto sicuro dove sbarcare.

    Un processo può finire, ma non la nostra lotta né la nostra memoria.

    Dall’altro lato, Maurizio Belpietro, direttore della rivista Panorama in Italia, è stato condannato per diffamazione per aver definito “pirati” le organizzazioni umanitarie che operano in mare, in copertina sulla sua rivista nel novembre 2022.

    Belpietro dovrà risarcire Open Arms, AOI – Rete Nazionale, EMERGENCY, Sea-Watch e altre ONG coinvolte.

    La giustizia riconosce che la solidarietà non è un crimine e che la diffamazione contro chi salva vite ha conseguenze.

    Un risultato positivo e uno negativo, ma il messaggio è chiaro: chi cerca di impedire il rispetto dei diritti umani agisce sempre contro la vita e la verità.

    Open Arms continuerà a difendere l’umanità in ogni salvataggio, in ogni denuncia e in ogni azione, perché salvare vite non è negoziabile.

  • 10 ANNI DI OPEN ARMS: UN EVENTO CONTROCORRENTE

    10 ANNI DI OPEN ARMS: UN EVENTO CONTROCORRENTE

    Open Arms commemora 10 anni di impegno per la vita e i diritti umani con un evento a Barcellona

    Badalona, settembre 2025 – Sono passati dieci anni da quando Open Arms ha compiuto il suo primo passo nel Mediterraneo, quando un piccolo gruppo di bagnini decise di intervenire di fronte alla crisi umanitaria che si stava vivendo sulle coste di Lesbo. Ciò che nacque come un gesto volontario e urgente nel settembre 2015 si è trasformato in un movimento collettivo che ha salvato più di 72.000 vite in mare e ha difeso la dignità delle persone, con un impegno fermo per i diritti umani e contro l’odio.

    Per commemorare questo anniversario, Open Arms organizza il prossimo 29 settembre alla Llotja de Mar di Barcellona un evento che non vuole essere una celebrazione, ma un atto collettivo di memoria, impegno e rivendicazione.

    La serata comprenderà una cena commemorativa e un’azione artistica unica de La Fura dels Baus. L’evento sarà condotto dal giornalista e presentatore Marc Giró e riunirà artisti e personalità del mondo della cultura, dello sport e della ricerca che in questi anni hanno accompagnato l’organizzazione, tra cui Rozalén, Rigoberta Bandini e Joan Manuel Serrat, insieme a rappresentanti di enti e organizzazioni alleate che hanno camminato al fianco di Open Arms in questo percorso.

    Dieci anni fa tutto è iniziato con un gesto semplice, necessario e radicale: non voltarsi dall’altra parte. Da allora, migliaia di persone, organizzazioni e figure del mondo della cultura e della società civile si sono unite alla nostra missione. Questo evento è dedicato a tutte loro”, spiega Oscar Camps, fondatore di Open Arms.

  • Il salvataggio su una piattaforma petrolifera segna il momento più critico della Missione 118

    Il salvataggio su una piattaforma petrolifera segna il momento più critico della Missione 118

    Mediterraneo Centrale, giugno 2025 – La Missione 118 della nave a vela Astral, dell’organizzazione umanitaria Open Arms, si è conclusa dopo aver effettuato tre operazioni di salvataggio che hanno permesso di salvare la vita a 169 persone in mare, tra cui donne, minori e due neonati. Tre interventi in condizioni estreme che riportano l’attenzione su una rotta migratoria tanto letale quanto dimenticata.

    Il primo salvataggio ha avuto luogo il 31 maggio, dopo il ritrovamento da parte dell’aereo Seabird (Sea-Watch) di un’imbarcazione alla deriva con 29 persone di nazionalità eritrea, senza rotta né mezzi di protezione. L’equipaggio dell’Astral ha fornito giubbotti salvagente e assistito i naufraghi fino al loro trasferimento sicuro alle autorità competenti.

    La seconda operazione è stata avviata nella notte del 5 giugno, nella zona SAR libica. A bordo di un’imbarcazione precaria, senza acqua, cibo né carburante, si trovavano 86 persone — tra cui 8 donne, 10 minori e un neonato — dopo due giorni alla deriva. Avvisati via radio, i team di Open Arms hanno effettuato un salvataggio d’emergenza, comprese operazioni in acqua, prestando immediata assistenza alle persone soccorse.

    Il salvataggio più critico è avvenuto tra il 7 e l’8 giugno, quando un allarme congiunto di Alarm Phone e Seabird ha condotto l’Astral fino a una piattaforma petrolifera abbandonata. Lì, 54 persone, tra cui 5 donne, 2 bambini e 2 neonati, erano riuscite a rifugiarsi dopo il naufragio. Una delle donne ha partorito sulla stessa piattaforma, senza assistenza medica, dopo più di tre giorni intrappolate in condizioni estreme. Tutte sono state evacuate con successo e assistite a bordo.

    Con 169 vite salvate, la Missione 118 dimostra ancora una volta l’urgente necessità di un sistema di ricerca e salvataggio efficace, coordinato e centrato sui diritti umani. In assenza di risposte istituzionali, la società civile continua a colmare un vuoto inaccettabile.

  • Il 20 dicembre la sentenza del processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms

    Il 20 dicembre la sentenza del processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms

    Dopo 3 anni di processo, per un totale di 24 udienze che hanno visto l’audizione di 45 testimoni, il 20 dicembre, dalle 9.30 presso il tribunale della Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo, si terrà la sentenza del processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms.

    L’ex ministro dell’Interno e attuale ministro dei trasporti è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, dopo aver impedito per 19 giorni lo sbarco di 147 persone, tra cui minori, soccorse dalla ONG Open Arms nel corso di 3 salvataggi nell’agosto 2019.

    6 anni di reclusione oltre alle pene accessorie è stata – durante l’udienza del 14 settembre 2024 – la richiesta dei PM della Procura della Repubblica di Palermo per l’attuale Vicepremier che all’epoca dei fatti era a capo del Viminale, imputato del processo in riferimento alla missione 65 della ONG Open Arms svoltasi ad agosto del 2019.  

    La vicenda processuale prese avvio nel novembre del 2019 con la richiesta da parte del Procuratore della Repubblica di Palermo – sulla scorta delle notizie acquisite dalla Procura della Repubblica di Agrigento – al Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Palermo, di procedere con le indagini nei confronti del senatore Matteo Salvini, già Ministro dell’interno, in relazione a diverse ipotesi di reato inerenti ai fatti avvenuti nell’agosto dello stesso anno, relativi allo sbarco di migranti di varie nazionalità, giunti in prossimità delle coste di Lampedusa a bordo della nave Open Arms. 

    Un processo unico nel suo genere, che vede un Ministro imputato per azioni compiute in relazione alla sua carica, per il quale i PM di Palermo hanno chiesto l’affermarsi della penale responsabilità dell’imputato con vincolo della continuazione tra i reati di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio dato, hanno motivato, “L’Intenzionale e consapevole spregio delle regole e diniego consapevole e volontario verso la libertà personale di 147 persone”.

    Sulla vicenda si sono già espressi il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, che nell’agosto del 2019, sospese il divieto interministeriale con il quale si impediva alla nave Open Arms di fare ingresso nelle acque territoriali italiane; la Procura della Repubblica di Agrigento, che dispose il sequestro della nave in cui si trovavano i naufraghi soccorsi impediti a scendere a terra; il Tribunale dei Ministri di Palermo, che ha svolto le indagini sulle ipotesi di reato e ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini; il Senato della Repubblica che ha accolto la richiesta del Tribunale; il Giudice delle indagini preliminari che ha rinviato al dibattimento l’imputato e la Procura della Repubblica di Palermo che ha concluso per la condanna per entrambi i capi di imputazione.  

    La sentenza è quindi attesa per il 20 dicembre a Palermo, dove presso il tribunale della Casa Circondariale “Pagliarelli”, si terrà l’udienza conclusiva del primo grado di giudizio. All’udienza sarà presente Oscar Camps, fondatore della ONG Open Arms, l’Avvocato Arturo Salerni.

     

    SILVIA BELLUCCI

    UFFICIO STAMPA OPEN ARMS

    +39 3461561637