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  • La Global Sumud Flotilla intercettata dalla marina israeliana a 1.100 km da Israele

    La Global Sumud Flotilla intercettata dalla marina israeliana a 1.100 km da Israele

    30 aprile 2026 – A 1.100 km da Gaza, in acque internazionali all’interno della zona SAR greca, forze israeliane hanno intercettato e abbordato con la forza almeno 21 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, a cui Open Arms partecipa dal 15 aprile fornendo appoggio sanitario e logistico.

    Le imbarcazioni sono state minacciate con armi automatiche, alcune sono state lasciate alla deriva dopo il blocco dei motori e si sono registrate interferenze nelle comunicazioni di emergenza e nei sistemi di navigazione, provocando la perdita di contatto con parte della flottiglia.

    Nonostante si trovassero in una zona di responsabilità europea e avessero lanciato segnali di soccorso, non sono stati attivati meccanismi di salvataggio. Quanto accaduto rappresenta una grave violazione del diritto marittimo internazionale.

    Open Arms chiede: – Ripristino immediato delle comunicazioni – Garanzie di sicurezza per tutte le imbarcazioni – Attivazione dei protocolli di ricerca e soccorso – Cessazione di qualsiasi azione che metta a rischio la flottiglia

    In questo momento, la Open Arms sta svolgendo operazioni di ricerca e soccorso delle imbarcazioni lasciate alla deriva.

  • Siamo salpati verso Gaza: : Open Arms in mare con la più grande flottiglia civile mai organizzata.

    Siamo salpati verso Gaza: : Open Arms in mare con la più grande flottiglia civile mai organizzata.

    Siamo partiti da Barcellona insieme alla Global Sumud Flotilla, la più grande missione civile mai diretta a Gaza: più di 100 imbarcazioni e oltre 1.000 persone provenienti da più di 70 Paesi.

    Dopo aver aperto un corridoio marittimo nel 2024, all’inizio dell’assedio israeliano, torniamo in mare. Non per osservare, ma per agire.

    Sosterremo la flotilla con assistenza logistica, tecnica e sanitaria e, se necessario, anche nelle situazioni di emergenza. Saremo presenti per documentare e denunciare ciò che accadrà durante la missione.

    “Mentre alcuni esitano, noi ci muoviamo, agiamo e torniamo ancora una volta”, sottolinea il nostro fondatore Oscar Camps.

  • Open Arms al Parlamento Europeo: presentiamo il nostro libro e portiamo il soccorso al centro del dibattito sul Patto per il Mediterraneo

    Open Arms al Parlamento Europeo: presentiamo il nostro libro e portiamo il soccorso al centro del dibattito sul Patto per il Mediterraneo

    Bruxelles, 14 aprile 2026 — Open Arms ha partecipato ieri al Parlamento Europeo all’audizione “Mediterranean: Restarting from the people”, promossa dall’eurodeputato Nicola Zingaretti, nell’ambito del futuro Patto per il Mediterraneo.

    In questo contesto, l’organizzazione ha portato la sua esperienza diretta in mare, maturata in oltre dieci anni di soccorsi nel Mediterraneo centrale, in un momento in cui le morti continuano ad aumentare nonostante la diminuzione delle partenze.

    Open Arms ha chiesto di rimettere le persone al centro delle politiche europee, con misure concrete come una missione europea di ricerca e soccorso, vie legali e sicure e la fine di pratiche che violano il diritto internazionale.

    Nello stesso contesto, e in occasione del suo decimo anniversario, l’organizzazione ha presentato il libro “Open Arms. Una missione controcorrente”, che raccoglie dieci anni di salvataggi, testimonianze e storie in prima persona. Il volume è stato inoltre inserito nella biblioteca del Parlamento Europeo, come parte di un esercizio di memoria e di interpellanza diretta alle istituzioni europee.

    Perché salvare vite non dovrebbe essere una scelta politica, ma un obbligo.

  • Open Arms si unisce all’iniziativa Rumbo a Cuba

    Open Arms si unisce all’iniziativa Rumbo a Cuba

    El pueblo Cubano se encuentra en una situación límite.

    Dopo più di sei decenni di blocco economico, commerciale e finanziario imposto unilateralmente dagli Stati Uniti,

    sin respaldo de las Naciones Unidas, la isla está exhausta. 

    Como si fuera poco, ahora Donald Trump ha dado una vuelta de tuerca decretando un auténtico asedio medieval a Cuba, prohibiendo el suministro de petróleo, persiguiendo provocar una crisis humanitaria de terribles consecuencias para su pueblo.

    A maggio salpiamo verso Cuba per rispondere a una situazione umanitaria sempre più critica e portare energia solare all’Ospedale Pediatrico Juan Manuel Márquez all’Avana.

    Aiutaci a realizzarlo

  • La Open Arms si unisce alla Global Sumud Flotilla. Salperà il 12 aprile da Barcellona.

    La Open Arms si unisce alla Global Sumud Flotilla. Salperà il 12 aprile da Barcellona.

    La Open Arms farà rotta verso Gaza insieme alla Global Sumud Flotilla. Salperà il 12 aprile da Barcellona.

    Perché la tragedia non è finita. Ha solo smesso di occupare i titoli dei giornali.

    L’assedio continua, anche se il mondo guarda altrove. Ciò che accade non è solo un conflitto: è la sofferenza prolungata di una popolazione civile intrappolata e senza via d’uscita.

    Nel marzo 2024 abbiamo aperto un corridoio umanitario via mare quando sembrava impossibile.
    Nonostante fosse coordinata, abbiamo dovuto sospendere la missione dopo l’attacco che ha ucciso sette operatori umanitari.

    Abbiamo promesso di non dimenticare Gaza. Perché ignorare ciò che accade non lo rende meno reale.
    Perché quando i governi tacciono, la società civile deve agire.

    Open Arms salperà con la Global Sumud Flotilla.
    Non solo per testimoniare.
    Ma per agire.
    Di nuovo.

  • Inauguriamo al Palau Robert di Barcellona la mostra Open Arms, una missione controcorrente.

    Inauguriamo al Palau Robert di Barcellona la mostra Open Arms, una missione controcorrente.

    Il 5 febbraio 2026 la mostra Open Arms. Una missione controcorrente apre al pubblico.

    La mostra si può visitare al Palau Robert di Barcellona (Passeig de Gràcia, 107).

    Ingresso gratuito, fino al 3 maggio 2026.

    Attraverso immagini, testimonianze e contesto, la mostra dà un volto umano a una realtà che spesso viene ridotta a titoli o statistiche.
    Perché dietro ogni naufragio ci sono storie, sguardi e vite concrete.

    Questo spazio non cerca di offrire risposte semplici.
    Vuole generare domande scomode: che cosa stiamo accettando come normale, che cosa siamo disposti a giustificare e quale prezzo umano siamo disposti a pagare.

    Open Arms. Una missione controcorrente è una mostra sul Mediterraneo, ma anche su di noi.
    Su come educhiamo, su ciò che ricordiamo e fin dove arriva la nostra responsabilità collettiva.

    Ti aspettiamo.

  • Oscar Camps ha ricevuto l’onorificenza al Merito Civile

    Oscar Camps ha ricevuto l’onorificenza al Merito Civile

    La traiettoria di Oscar Camps è stata riconosciuta con l’onorificenza al Merito Civile, conferita dal Ministero degli Affari Esteri.


    Si tratta di una delle più alte decorazioni ufficiali, pensata per riconoscere servizi di particolare rilevanza svolti in ambito civile.

    Il team di Open Arms è orgoglioso di questo meritato riconoscimento e ci sentiamo parte di esso.

    Le parole di Oscar:

    «Ricevo questa onorificenza al Merito Civile con gratitudine e con rispetto, ma anche con il reale disagio di non sapere cosa fare dei riconoscimenti quando si viene dal mare.
    Dall’aver visto persone annegare. Dall’aver recuperato corpi. Dall’essere arrivati troppo tardi, troppe volte.»

    Questo merito non lo ricevo a titolo personale.
    Appartiene a tutte le persone che sostengono Open Arms sapendo che ci sono persone che annegano mentre le decisioni che potrebbero salvarle vengono rimandate, diluite o evitate. Persone che hanno agito quando salvare vite ha iniziato a diventare qualcosa di messo nel mirino, controllato e, in alcuni casi, perseguito.

    Open Arms è nata nel 2015 per un motivo elementare: c’erano persone che morivano in mare.
    Non per gestire frontiere.
    Non per sostituirsi agli Stati.
    Non per fare politica.
    Ma per fare ciò che andava fatto: entrare in acqua e tirare fuori qualcuno vivo.

    Dieci anni dopo, quella missione non è cambiata. È cambiato il contesto.
    Dove prima c’era cooperazione, oggi c’è blocco.
    Dove c’era solidarietà, oggi ci sono sospetto e, a volte, odio.
    E dove il diritto internazionale dovrebbe offrire certezze, troppo spesso troviamo il silenzio degli Stati.

    Per questo questo riconoscimento conta. Arriva in un momento in cui l’aiuto umanitario è stato criminalizzato e utilizzato come pretesto per politiche migratorie basate sulla paura e sull’esclusione.
    Che lo Stato affermi oggi che salvare vite è un valore civico e non un reato non è un gesto secondario. Ha delle conseguenze. Conta moltissimo.

    Ma sarebbe insufficiente se restasse solo un simbolo.
    Il Mediterraneo continua a essere la frontiera più letale del mondo.
    E lo è come risultato di decisioni politiche concrete.

    L’Europa —e anche la Spagna— ha bisogno di politiche coerenti con i diritti umani che proclama. Niente più cerotti. Niente più voltarsi dall’altra parte. Niente più delegare alla società civile ciò che è una responsabilità istituzionale.

    La storia non giudica le intenzioni. Giudica le decisioni.
    E giudica ciò che ognuno ha fatto quando sapeva cosa stava accadendo.

    Salvare vite è un principio. E i principi non si negoziano.

    Oscar Camps

  • Il salvataggio su una piattaforma petrolifera segna il momento più critico della Missione 118

    Il salvataggio su una piattaforma petrolifera segna il momento più critico della Missione 118

    Mediterraneo Centrale, giugno 2025 – La Missione 118 della nave a vela Astral, dell’organizzazione umanitaria Open Arms, si è conclusa dopo aver effettuato tre operazioni di salvataggio che hanno permesso di salvare la vita a 169 persone in mare, tra cui donne, minori e due neonati. Tre interventi in condizioni estreme che riportano l’attenzione su una rotta migratoria tanto letale quanto dimenticata.

    Il primo salvataggio ha avuto luogo il 31 maggio, dopo il ritrovamento da parte dell’aereo Seabird (Sea-Watch) di un’imbarcazione alla deriva con 29 persone di nazionalità eritrea, senza rotta né mezzi di protezione. L’equipaggio dell’Astral ha fornito giubbotti salvagente e assistito i naufraghi fino al loro trasferimento sicuro alle autorità competenti.

    La seconda operazione è stata avviata nella notte del 5 giugno, nella zona SAR libica. A bordo di un’imbarcazione precaria, senza acqua, cibo né carburante, si trovavano 86 persone — tra cui 8 donne, 10 minori e un neonato — dopo due giorni alla deriva. Avvisati via radio, i team di Open Arms hanno effettuato un salvataggio d’emergenza, comprese operazioni in acqua, prestando immediata assistenza alle persone soccorse.

    Il salvataggio più critico è avvenuto tra il 7 e l’8 giugno, quando un allarme congiunto di Alarm Phone e Seabird ha condotto l’Astral fino a una piattaforma petrolifera abbandonata. Lì, 54 persone, tra cui 5 donne, 2 bambini e 2 neonati, erano riuscite a rifugiarsi dopo il naufragio. Una delle donne ha partorito sulla stessa piattaforma, senza assistenza medica, dopo più di tre giorni intrappolate in condizioni estreme. Tutte sono state evacuate con successo e assistite a bordo.

    Con 169 vite salvate, la Missione 118 dimostra ancora una volta l’urgente necessità di un sistema di ricerca e salvataggio efficace, coordinato e centrato sui diritti umani. In assenza di risposte istituzionali, la società civile continua a colmare un vuoto inaccettabile.

  • Il 20 dicembre la sentenza del processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms

    Il 20 dicembre la sentenza del processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms

    Dopo 3 anni di processo, per un totale di 24 udienze che hanno visto l’audizione di 45 testimoni, il 20 dicembre, dalle 9.30 presso il tribunale della Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo, si terrà la sentenza del processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms.

    L’ex ministro dell’Interno e attuale ministro dei trasporti è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, dopo aver impedito per 19 giorni lo sbarco di 147 persone, tra cui minori, soccorse dalla ONG Open Arms nel corso di 3 salvataggi nell’agosto 2019.

    6 anni di reclusione oltre alle pene accessorie è stata – durante l’udienza del 14 settembre 2024 – la richiesta dei PM della Procura della Repubblica di Palermo per l’attuale Vicepremier che all’epoca dei fatti era a capo del Viminale, imputato del processo in riferimento alla missione 65 della ONG Open Arms svoltasi ad agosto del 2019.  

    La vicenda processuale prese avvio nel novembre del 2019 con la richiesta da parte del Procuratore della Repubblica di Palermo – sulla scorta delle notizie acquisite dalla Procura della Repubblica di Agrigento – al Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Palermo, di procedere con le indagini nei confronti del senatore Matteo Salvini, già Ministro dell’interno, in relazione a diverse ipotesi di reato inerenti ai fatti avvenuti nell’agosto dello stesso anno, relativi allo sbarco di migranti di varie nazionalità, giunti in prossimità delle coste di Lampedusa a bordo della nave Open Arms. 

    Un processo unico nel suo genere, che vede un Ministro imputato per azioni compiute in relazione alla sua carica, per il quale i PM di Palermo hanno chiesto l’affermarsi della penale responsabilità dell’imputato con vincolo della continuazione tra i reati di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio dato, hanno motivato, “L’Intenzionale e consapevole spregio delle regole e diniego consapevole e volontario verso la libertà personale di 147 persone”.

    Sulla vicenda si sono già espressi il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, che nell’agosto del 2019, sospese il divieto interministeriale con il quale si impediva alla nave Open Arms di fare ingresso nelle acque territoriali italiane; la Procura della Repubblica di Agrigento, che dispose il sequestro della nave in cui si trovavano i naufraghi soccorsi impediti a scendere a terra; il Tribunale dei Ministri di Palermo, che ha svolto le indagini sulle ipotesi di reato e ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini; il Senato della Repubblica che ha accolto la richiesta del Tribunale; il Giudice delle indagini preliminari che ha rinviato al dibattimento l’imputato e la Procura della Repubblica di Palermo che ha concluso per la condanna per entrambi i capi di imputazione.  

    La sentenza è quindi attesa per il 20 dicembre a Palermo, dove presso il tribunale della Casa Circondariale “Pagliarelli”, si terrà l’udienza conclusiva del primo grado di giudizio. All’udienza sarà presente Oscar Camps, fondatore della ONG Open Arms, l’Avvocato Arturo Salerni.

     

    SILVIA BELLUCCI

    UFFICIO STAMPA OPEN ARMS

    +39 3461561637

     

  • Open Arms compie 8 anni e vogliamo continuare a salvare vite con voi

    Open Arms compie 8 anni e vogliamo continuare a salvare vite con voi

    Nonostante gli sforzi della società civile organizzata, più di 28.000 vite sono sprofondate nel più grande cimitero liquido del pianeta a causa della deliberata inazione dei governi e delle istituzioni della #FortressEurope. Quante altre vite si sarebbero potute salvare con il coinvolgimento degli Stati?

    In questi anni, solo la solidarietà e la mobilitazione dei cittadini hanno dimostrato ancora una volta che i valori dell’umanità, dell’empatia e del rispetto per la vita umana non sono lettera morta, ma piuttosto i pilastri fondamentali su cui si basa la convivenza pacifica e democratica, e su cui un tempo si fondava l’Unione Europea.

    Oggi celebriamo anche tutte le persone che, come voi, ci hanno aiutato ad arrivare fin qui. E continueremo a impegnarci per salvare vite in mare e a terra e per difendere i diritti delle persone in situazioni di vulnerabilità, finché non saranno garantite rotte legali e sicure per tutti!

    UNISCITI ALLA NOSTRA CAUSA. HANNO BISOGNO DI TE

     

    Fotografia: Fernando del Berro